Roberto
Giornate interminabili quelle passate a sorbire sciroppo per la tosse e pasticche per il mal di gola.
Squilla il telefono e Luciano mi da l'infausta notizia: “Roberto è morto”.
Ero abbastanza preparato all'evento ma la notizia mi fece precipitare nello sgomento.
Si, ero profondamente turbato perché Roberto era un “amico”.
Nel linguaggio corrente l'appellativo “amico” è abusato.
Io stesso, abbastanza spesso, lo uso impropriamente anche se mi rendo conto che di “amici” ne ho veramente pochi.
Li posso contare sulle dita di una mano.
Era un “amico” di lunga data.
Con Lui nei banchi di scuola ho iniziato a fare i primi scherzi, caratterizzati da quella particolare risata che evidenziava il suo essere felice e spensierato.
Quel ciuffo ribelle sulla fronte garantiva ciò che per sempre è stato il suo modo di vivere.
Gli anni passano veloci e ci troviamo insieme a sperimentare le prime naturali pulsioni verso l'altro sesso, i primi approcci fatti di toccate schive ed innocenti.
Le corse in macchina “per prendere il caffè a Genova” e passare poche ore nell'allora mitica via Prè, densa di occasioni peccaminose con il porto vecchio e l'ospedale di quarantena ancora da ristrutturare.
La consapevolezza che le femmine sarebbero state una parte importante nelle nostre vite tanto che diventammo persino “parenti”.
Il lavoro ci divise ed iniziammo a frequentarci sempre più raramente, la grande amicizia però non venne mai meno.
Pur non capendola ogni tanto mi accompagnavi a pesca.
Ti piaceva rivivere i momenti belli e spensierati della nostra gioventù oramai solo da ricordare.
Mi ascoltavi attento e quando la cosa si faceva comica spuntava quella risata unica che conoscevo da decenni.
Il turbinio di ricordi lascia il posto alla tristezza, chiudo gli occhi per non piangere a dirotto.
Un flash mi ricorda la tenda leopardata della discoteca di Garlasco.
Tu la stavi lasciando accompagnato da quella bellissima ragazza, ti sei girato mi hai sorriso.
Nel sottofondo “papa was the rollin' stone” dei temptations.
Addio”amico” mio!
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Roberto
Giornate interminabili quelle passate a sorbire sciroppo per la tosse e pasticche per il mal di gola.
Squilla il telefono e Luciano mi da l'infausta notizia: “Roberto è morto”.
Ero abbastanza preparato all'evento ma la notizia mi fece precipitare nello sgomento.
Si, ero profondamente turbato perché Roberto era un “amico”.
Nel linguaggio corrente l'appellativo “amico” è abusato.
Io stesso, abbastanza spesso, lo uso impropriamente anche se mi rendo conto che di “amici” ne ho veramente pochi.
Li posso contare sulle dita di una mano.
Era un “amico” di lunga data.
Con Lui nei banchi di scuola ho iniziato a fare i primi scherzi, caratterizzati da quella particolare risata che evidenziava il suo essere felice e spensierato.
Quel ciuffo ribelle sulla fronte garantiva ciò che per sempre è stato il suo modo di vivere.
Gli anni passano veloci e ci troviamo insieme a sperimentare le prime naturali pulsioni verso l'altro sesso, i primi approcci fatti di toccate schive ed innocenti.
Le corse in macchina “per prendere il caffè a Genova” e passare poche ore nell'allora mitica via Prè, densa di occasioni peccaminose con il porto vecchio e l'ospedale di quarantena ancora da ristrutturare.
La consapevolezza che le femmine sarebbero state una parte importante nelle nostre vite tanto che diventammo persino “parenti”.
Il lavoro ci divise ed iniziammo a frequentarci sempre più raramente, la grande amicizia però non venne mai meno.
Pur non capendola ogni tanto mi accompagnavi a pesca.
Ti piaceva rivivere i momenti belli e spensierati della nostra gioventù oramai solo da ricordare.
Mi ascoltavi attento e quando la cosa si faceva comica spuntava quella risata unica che conoscevo da decenni.
Il turbinio di ricordi lascia il posto alla tristezza, chiudo gli occhi per non piangere a dirotto.
Un flash mi ricorda la tenda leopardata della discoteca di Garlasco.
Tu la stavi lasciando accompagnato da quella bellissima ragazza, ti sei girato mi hai sorriso.
Nel sottofondo “papa was the rollin' stone” dei temptations.
Addio”amico” mio!
